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Archeologia

I discendenti degli Etruschi sono tra noi e vivono tra Volterra e il Casentino

Un nuovo studio sul DNA elaborato dal CNR rivela che l’antico popolo non veniva dall'Oriente come si ipotizzava e che la sua eredità biologica sopravvive ancora tra gli abitanti della Toscana
Redazione/GP - 12/02/2013
Fonte: Immagine dal web
Gli Etruschi sono fra noi. Ancora oggi. L'antico popolo italico dell'VIII° secolo a.C., non veniva dall'Anatolia (oggi Turchia), come sosteneva Erodoto, ma era una popolazione stanziata da tempo in Italia, come aveva intuito Dionisio di Alicarnasso. E benché i toscani di oggi discendano per lo più da antenati immigrati in tempi più recenti, fra gli abitanti di Volterra e del Casentino si trovano ancora Dna identici a quelli degli Etruschi di 2500 anni fa. È questo ciò che viene fuori da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica 'Plos One' coordinato da Guido Barbujani, docente di genetica dell'Università di Ferrara e David Caramelli, docente di antropologia dell'Università di Firenze e realizzato in collaborazione con dell’Istituto di tecnologie biomediche (itb-Cnr).

"Leggere nel Dna di persone così antiche è difficile - spiega Guido Barbujani -. I pochi Dna finora disponibili non permettevano di dimostrare legami genealogici fra gli Etruschi e i nostri contemporanei". "Lo scorso anno - aggiunge -, il gruppo fiorentino di David Caramelli, è riuscito a studiare un numero maggiore di reperti ossei; così ci siamo resi conto che comunità separate da pochi chilometri possono essere geneticamente molto diverse fra loro e abbiamo visto come l'eredità biologica degli Etruschi sia ancora viva, anche se in una minoranza dei toscani".



"Il confronto con Dna provenienti dall'Asia - sottolinea Barbujani - dimostra che fra l'Anatolia e l'Italia ci sono state sì migrazioni, ma che sono avvenute migliaia di anni fa, nella preistoria, e quindi non hanno rapporto con la comparsa della civiltà etrusca nell’VIII secolo avanti Cristo. Viene così smentita l'idea di un’origine orientale degli Etruschi, ripresa alcuni anni fa, da studi genetici che però si basavano solo su Dna moderni".

"Questo risultato è stato possibile grazie ad un approccio multidisciplinare - prosegue Ermanno Rizzi, ricercatore dell'Itb-Cnr -. L'applicazione di tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (Next Generation Sequencing - Ngs), nell'ambito della paleogenetica ha permesso di recuperare informazioni genetiche da molecole di Dna di campioni più antichi di 2000 anni". Tale approccio ad elevata risoluzione e resa, ci ha consentito di discriminare le molecole endogene del Dna mitocondriale dei campioni etruschi, che come altri reperti antichi, oltre ad essere molto degradati, hanno un quantitativo molto scarso di materiale genetico informativo, che si aggira attorno al 1-5 per cento del Dna totale".

Le nuove analisi su campioni antichi delle Università di Ferrara e Firenze rispondono a domande vecchie di millenni sull'origine biologica e sulla sorte degli Etruschi, mentre lasciano aperte alla ricerca archeologica tutte le questioni riguardanti la cultura di questo popolo, la sua affermazione e il suo declino.

 

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