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Architettura

Med in Italy: Chiara Tonelli, "Una casa per essere ecosostenibili"

Il progetto italiano candidato al premio per l'edificio pi verde al Solar Decathlon nel 2012. Con pannelli fotovoltaici e domotica produce sei volte l'energia che consuma.
Francesco Amorosino - 26/04/2011
Essere ecosostenibili al giorno d'oggi non è facile, tutto sembra ostacolarci, dagli imballaggi ancora non riciclabili, dai sistemi di raccolta rifiuti disorganizzati in molti Comuni, dagli sprechi condominiali nel riscaldamento, fino agli impianti e alla rete "colabrodo", senza considerare la soffocante burocrazia italiana. Non sarebbe meglio che fosse la nostra casa stessa ad aiutarci nella lotta al riscaldamento globale? 

Fra pochi mesi questo sogno potrebbe divenire realtà grazie al progetto 'Med in Italy', che mira a realizzare una casa che produce sei volte l'energia che la alimenta, consumando un quarto dell'energia usata nelle comuni abitazioni 'sprecone'. Secondo la scheda tecnica, infatti, ogni anno l'abitazione produrrà 11.400 kilowatt/ora attraverso pannelli fotovoltaici, ed immetterà in rete quasi 9.500 kilowatt/ora, con un risparmio in bolletta dell'84 per cento circa e una riduzione in 20 anni delle emissioni di CO2 pari a circa 121 tonnellate.



Questo edificio concorrerà tra un anno al Solar Decathlon di Madrid, nel settembre 2012, una prestigiosa gara promossa dal Dipartimento energia del Governo degli Stati Uniti che dal 2002 vede concorrere venti prototipi di case ecosostenibili alimentate da pannelli solari per cercare di aggiudicarsi il premio per l'edificio più verde. Sono appunto dieci le prove da superare: architettura, capacità costruttiva, efficienza, bilancio energetico, comfort, funzionalità, comunicazione, produzione/fattibilità economica, innovazione e sostenibilità. Il prossimo anno, per la prima volta, un team italiano sarà ammesso alla competizione e la squadra composta da docenti e studenti dell'Università di Roma Tre e della Sapienza è già al lavoro sotto la guida dell'architetto Chiara Tonelli, team leader di 'Med in Italy', che ci ha raccontato qualcosa in più di questo ambizioso progetto:



Una casa che produce più energia di quanta ne consumi, come è possibile questo miracolo?
"È possibile sia in Italia che ovunque nel mondo: noi abbiamo tanto sole, ma anche vento, il nostro è un territorio che si presenta bene, è ridicolo che non si investa nelle energie rinnovabili".



[Fonte: Università di Roma Tre]


Quanto è importante la domotica nel vostro progetto?
"È davvero molto importante, e si tratta di un vincolo stretto del concorso: una delle prove del decathlon è di mantenere la temperatura costante sui 23-25 gradi centigradi per tutto il test, quindi servono sensori per attivare i vari sistemi per regolare la temperatura, è tutto molto controllaro. A nostro avviso la domotica di cui si sente parlare, cioè spengo la luce con un gesto o attivo la musica, è una domotica di scenario che va bene, ma noi puntiamo ad altro, vogliamo una domotica che non vincoli l'utente a gestire gli sprechi e i cambiamenti di temperatura. Non vogliamo che l'utente sia solo in questo compito gravoso".


[Fonte: Università di Roma Tre]



Insomma, una casa del genere serve ad aiutare le persone e l'ambiente. Ma quali sono i problemi che potrebbero verificarsi? 
"I sistemi potrebbero incorrere in guasti perché sono ancora sperimentali, questo è l'unico neo che io vedo, ma la strada da percorrere va nella direzione che ho detto. Sensorizzare la casa per diminuire i consumi, questo è importante così come aumentare l'uso di energie rinnovabili, perché se non c'è efficienza energetica e attenzione non c'è risorsa che possa bastare". 
 
A parte il fotovoltaico, quali altre forme di energia rinnovabile avete utilizzato nella vostra casa?
"Il fotovoltaico è un il tema centrale del concorso, quindi ci siamo concentrati su quello, ma in futuro penseremo ad altre tecniche, come l'eolico. In questo caso, però, considerando che è una casa che trasportiamo dall'Italia e che deve funzionare durante la settimana dell'esposizione, non si può contare sul vento, imprevedibile nel breve periodo, mentre il sole c'è tutti i giorni. Faremo una grande copertura fotovoltaica molto tecnologica rispetto all'immagine stessa della casa. Poi bisogna capire quale tipologia di fotovoltaico useremo e da lì si potrà stabilire l'esatto ammontare di energia prodotta rispetto a quella utilizzata. Per ora ci stiamo orientando verso il fotovoltaico al silicio cristallino".



Si potrebbe pensare anche a un impianto a geotermia?
"Sì, potrebbe essere un modo per abbattere i costi di raffreddamento e riscaldamento: il terreno ha una differenza termica rispetto all'esterno e così si può variare la temperatura di fluidi immessi in casa per raffreddare o riscaldare. Sono tante le strade percorribili". 



Quale sarà, invece, l'aspetto della casa? Avete pensato all'estetica?
"Pensavamo al legno come materiale a basso costo energetico, un materiale rinnovabile e 'povero'. La struttura in legno va poi riempita di materiale inerziale come sabbia, detriti, terra, materiali pesanti che si trovano nel luogo in cui la casa si assembla, il tutto rivestito da uno spessore di isolante. Poi ci saranno frasche, vimini, per riprendere la tradizione mediterranea. La copertura di alluminio e vetro coprirà tutta la casa e scenderà a terra sui lati corti".



Parliamo dei costi: sarà una casa alla portata di tutti?
"Vogliamo fare in modo che nel futuro sia alla portata di tutti, vogliamo variare la composizione e il grado di sofisticazione interna a seconda degli abitanti. Per il concorso doveva essere una casa unifamiliare, ma nell'area mediterranea non è proponibile, c'è una componente sociale del vivere a stretto contatto con i vicini. Stiamo studiando il modo in cui la nostra struttura modulare possa moltiplicarsi per arrivare a complessi più ampi fino a tre piani e in orizzontale. Le nostre sono case che si producono in un giorno e si assemblano in sette, combinando rapidità di costruzione a lunga durata, perché si tratta di abitazione fatte per durare, non temporanee". 



Insomma, Europa del Sud, stile di vita mediterraneo ed efficienza: un connubio che sembra un sogno!
"Questa è la sfida nella sfida che ci siamo dati, vogliamo ideare una casa che funzioni bene anche per la situazione estiva e questo è il tema che tutti dovranno affrontare con il riscaldamento globale. Finora, invece, ci si era concentrati sempre sul problema invernale, e anche da noi si era sempre ricalcato il modello nato nell'Europa del Nord".



Di che cosa avete bisogno, in Italia, per portare avanti il progetto?
"Ora dobbiamo andare avanti con il fund raising e stringere accordi per ottenere servizi come abbiamo fatto, ad esempio, con il progetto 'CasaClima' o con il trasporto, ma abbiamo bisogno di altro, servono molti test per rendere la casa affidabile. Per quanto riguarda il governo abbiamo bisogno di una sensibilizzazione maggiore: se il 30-40 per cento di tutte le emissioni di CO2 è dato dall'edilizia, allora questo è il primo passo da compiere. Vedo tanti comuni autosufficienti, quindi a livello locale siamo in già nella direzione giusta. Ma è l'esempio del governo che va verso un altra strada: se pensiamo solo al nucleare non andiamo da nessuna parte e poi in un territorio sismico come il nostro tornare a parlare di energia atomica non ha senso".



Qual è lo stato dell'architettura in Italia? Sembriamo attirati solo dai cosiddetti 'archistar', mentre tanti giovani laureati faticano a trovare un inserimento e spesso vanno a lavorare in altri Paesi.
"Io ho un'idea un po' diversa: in Italia ci sono troppi architetti, c'è un surplus e non ci sono sufficienti sbocchi. Confrontandoci con altri Paesi Europei noi siamo 150mila, mentre in Francia sono 27mila, in Spagna 22mila, in Germania intorno ai 40mila. Noi stessi cerchiamo lavoro all'estero perché c'è più domanda e un architetto qualsiasi all'estero ha opportunità costruttive maggiori. Altro problema è che da noi c'è troppo campanilismo, perdura il mito dell'archistar, ma soprattutto tante cose non funzionano. La questione non riguarda solo gli architetti ma tutti i livelli del nostro lavoro dove ci sono sempre le stesse persone che fanno le cose, il problema delle raccomandazioni è forte. Se si considera anche che c'è la concorrenza di ingegneri civili e geometri si ha il quadro di un settore sovrappopolato. Purtroppo lo spazio per tutti non c'è".



Essendo l'architettura un settore molto tecnico non dovrebbe essere premiata la qualità?
"Proprio perché è più tecnico ci si salva meno: la preparazione non è di ottimo livello e c'è un problema di formazione. Non riusciamo a supplire a tutte le richieste degli studenti. Il problema è anche che i posti cardine per gli architetti nelle realtà pubbliche sono decisi dalla politica e quando  vengono delle richieste sbagliate agli architetti ecco che nasce la cattiva architettura. Ora abbiamo come compito quello di fare una forte comunicazione del nostro progetto per sensibilizzare sull'argomento, e così daremo l'avvio a dei processi di riqualificazione, mostrando ciò che la buona architettura è capace di fare".

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