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Correnti artistiche

Clet: se lo street artist è considerato un "imbrattatore"

Con i suoi stickers applicati sui cartelli stradali, il pittore e scultore bretone cerca di "renderli meno banali" senza comprometterne la leggibilità e lanciando una riflessione di fondo. Eppure per qualcuno si tratta solo e semplicemente di "vandalismo"
Gianluca Damante - 13/09/2012
Titolo: Opera di Clet dedicata al Comandante dei Vigili urbani di Pistoia
Fonte: www.cct-seecity.com

"I miei interventi non sono un inno all'anarchia, anzi. È una protesta costruttiva. Ci sono troppi cartelli stradali nelle nostre città, sono il simbolo di un'autorità cieca, sono i colonnelli dei tuoi movimenti. Èda questa riflessione nascono i miei interventi. Il mio è un tentativo di positivizzare l'imperativo". Così Clet Abraham, al secolo solo Clet, attraverso il quotidiano Il Tirreno rispondeva, lo scorso giugno, a quanti criticano la sua arte, fatta di incursioni urbane notturne per modificare attraverso gli sticker i cartelli stradali della città di Firenze. Sono molte infatti le persone che, misconoscendo i messaggi celati dietro un'opera d'arte contemporanea, la ritengono solo un atto vandalico opera di un "imbrattatore". "Io cerco di rendere meno banali i segnali - ha spiegato Clet -. E in questo modo li rendo perfino più notabili". Il suo è anche un monito a riflettere su come la società sia sempre più standardizzata e costretta da regole a discapito dell'espressione e dell'intelligenza individuale.

Si potrebbe dire che esistono due serie di cartelli: quelli che rappresentano le fatiche quotidiane dell' "uomo comune come", risposta al vivere quotidiano nel traffico che spesso rappresenta un'umiliazione, e quelli dove i riferimenti religiosi non sono casuali. Di quest'ultima serie esistono svariati esempi come i segnali dove fanno capolino angeli con tanto di aureola, uno dei quali rappresentato nell'atto di cadere[1], una versione tutta personale della Pietà di Michelangelo, e l'ormai celeberrimo Cristo[2]. In questo modo, da cattolico non praticante, Clet Abraham muove una critica alle religioni che secondo lui stanno "prendendo la deriva", diventando sempre più "preconfezionate", con una conseguente perdita di valori e identità.


[Il segnale di strada senza uscita con la Pietà. Fonte: frateweb.blogspot.it]

I suoi cartelli rivisitati sono diventati virali, desiderati a tal punto da essere rubati dalla loro sede naturale, la strada, magari senza sapere che si possono acquistare direttamente nel suo laboratorio[3]. "Nel quartiere di San Niccolò a Firenze hanno rubato quattro cartelli - ha dichiarato Clet in merito al fenomeno -. Rubano continuamente i cartelli con i miei adesivi e se li mettono in casa". "Non voglio certo fare il moralista, questo tipo di furto è anche divertente. Nei paesi poveri vanno in massa a rubare nei supermercati perché hanno fame, qui vanno in massa a rubare un pò d'arte contemporanea perché manca. Non c'è. Hanno fame d'arte - ha commentato -, ecco cosa vuol dire. È un peccato però, perché un'opera in realtà pubblica, che era per tutti, non lo è più".

Ovviamente non tutte le città amano le sue incursioni artistiche notturne. Nel luglio dello scorso anno, infatti, la Polizia Municipale di Pistoia gli ha recapitato una multa da oltre di 2mila euro per "imbrattamento" con allegate 54 foto di cartelli stradali da lui modificati. Un lavoro certosino da parte degli agenti, alquanto "apprezzato" anche dall'artista stesso per la cura con la quale avevano schedato tutte le sue opere nel territorio pistoiese e rimosso altrettanti adesivi. La cosa che lo colpì in particolare, però, fu l'accusa di "imbrattamento", perché come egli stesso ha detto: "Imbrattare nel vocabolario italiano vuol dire sporcare, macchiare, insudiciare e riferito alle tele è sinonimo di pittura mediocre. La mia arte, invece è fatta di ricerca artistica. Pagare questa multa vorrebbe dire riconoscermi in questa accusa". 


[Uno degli angeli di Clet. © Gianluca Damante]

Dispiaciuta dell'accaduto, l'amministrazione comunale concesse uno spazio all'interno del PUF! 201- Pistoia Underground Festival per esporre una sua personale dal titolo 'Vietato'. Non solo. Per dimostrare la semplicità con cui l'arte può essere funzionale alla città, contribuendo così anche all'estetica urbana, venne chiesto all'artista di individuare uno spazio per esprimersi in piena libertà. Fu così che Clet scelse la base dell'impalcatura per il restauro del Pozzo del Leoncino, il cui spigolo qualche mese prima era stato distrutto da un vero vandalo, come base per i suoi disegni. Il contenuto, nemmeno a dirlo, era un'ennesima provocazione rivolta, questa volta, al comandante dei Vigili urbani di Pistoia: un invito ironico a fare un viaggio in Cina, paese in cui avrebbe potuto divertirsi a multare tutti gli artisti che osano criticare il regime. E il tema asiatico continuò anche nell'opera successiva di Clet, il volto di Babbo Natale che prendeva le sembianze del noto artista cinese Ai Weiwei, arrestato e multato in patria per le sue idee e azioni ribelli.

Da allora è nata una lunga vicenda giudiziaria a suon di ricorsi che hanno visto come conclusione la riduzione della multa da 2mila a soli 500 euro. Non contento di ciò, Clet ha creato e attaccato dei nuovi stickers esclusivi per Pistoia proprio per esprimere ancora una volta il proprio rammarico su quanto accaduto. "Esclusivi" appunto perché l’amministrazione comunale pistoiese è stata l'unica in Europa a sanzionarlo. Gli sticker in questione erano un uccellino che fa i propri bisogni sul cartello del divieto di accesso, un teschio ricavato dal divieto di sosta e di fermata e una cintura che si slega in nome della libertà nel cartello di divieto di sosta. "L'uccellino è visto come imbrattatore - ha sottolineato ironicamente l'artista dalle pagine de Il Tirreno -. I bisogni degli uccelli non sono considerati imbrattamento così come i miei adesivi; il fatto che stia facendo i suoi bisogni significa anche disprezzo per l'autorità cieca e chiusa alle novità". "Soprattutto nelle città di provincia - ha spiegato Clet - ho notato anche la tendenza a riportare al più presto i cartelli alla normalità, perché evidentemente le mie azioni vengono percepite soprattutto come trasgressioni. Nelle grandi città invece entrano a far parte del panorama, si contestualizzano, e in genere gli sticker non vengono rimossi".
 
[Il disegno con il volto di Babbo Natale nelle sembianze dell'artista cinese Ai Weiwei. Fonte: www.cct-seecity.com] 

E tra i tanti fans di Clet, la realtà ha superato la fantasia. C'è infatti chi ha preso spunto dai suoi cartelli riproducendoli su qualcosa di inaspettato: ad esempio un pasticciere professionista di Calenzano, una piccola cittadina alle porte di Firenze, ha avuto un'originalissima idea per omaggiare l'artista francese, trasformando i cartelli stradali stickerati in piccoli e deliziosi semifreddi. "Fatti di mousse a vari gusti - ha precisato lo stesso pasticcere - ricoperti da gelatina di lamponi, con sopra le frecce direzionali con la zip e il divieto di accesso abbracciato dall'omino. I dolci messi nei frigoriferi incuriosiscono i clienti, anche chi non ama la street art e stanno andando a ruba". Un omaggio che ricorda vagamente l’arte che si mangia di Manzoniana memoria[5].

Ma Clet non è l'unico street artist al mondo che rielabora i cartelli stradali applicandogli adesivi e stencil. L'artista newyorkese Dan Witz, ad esempio, noto per i suoi scherzi e 'battute' visive nei paesaggi urbani, nonché per la sua pittura iperrealista utilizzando ancora la tradizionale tecnica dell'olio su tela, nel suo 'Do Not Enter Project' già dal 2007 integra il suo lavoro di pittore nel tipico segnale stradale del divieto di accesso creando installazioni che sfidano i passanti con illusionismi spesso ironici e altre volte che trattano temi delicati come la prigionia o la guerra. 
 

NOTE
[1]
Lo stesso autore ha spiegato il significato dell'angelo che cade al posto del punto esclamativo del cartello "Attenzione!": "Questo tema rievoca il mito di Icaro: l’uomo che vuole andare troppo in alto, avvicinarsi al sole, e che poi si brucia - qualche volta mi chiedo se non gli assomiglio. L'angelo che cade è la contraddizione e vulnerabilità della vita. Un giorno voli in alto, quello dopo puoi essere a terra. Da puro puoi diventare impuro, e viceversa".
[2] Il chiarimento dello stencil che rappresenta Cristo crocifisso sulla T: "È piuttosto controverso. Viene inteso come critica nei confronti della religione e invece non lo è. È una provocazione perché lega la religione al concetto di strada senza uscita. In realtà parla piuttosto del principio della religione, basato sul sogno dell'Aldilà. Le religioni esistono perché l'uomo ha paura della morte, sono la risposta a questa paura. Ci offrono una vita dopo la morte per darci il coraggio di sopportare l'idea della nostra fine. Ma non siamo in grado di dimostrarlo. Come non possiamo dimostrare il contrario, che dopo non ci sia più niente. Rimane il mistero. È il principio di tutte le religioni, tutte ci offrono un Aldilà. E l'Aldilà è la strada senza uscita. Ecco cosa rappresenta il mio Cristo. È una provocazione".
[3] Clet come ha dichiarato l’anno scorso in merito a come recuperava i cartelli che poi vendeva in laboratorio una volta trasformati. "Finora era la SAS (Servizi Alla Strada) che mi dava i cartelli dismessi, rovinati o vecchi, permettendomi così di venderli ad un prezzo molto popolare (come voglio che rimanga). Ma da fine luglio ha smesso. Pare che non vogliano più farmi questo favore e che preferiscano buttarli via. Prima andavo lì a recuperarli, li selezionavo, portavo in studio, ci lavoravo e li vendevo".
[4] Giuseppe Napolitano comandante dei vigili di Pistoia proprio in questi giorni è rimasto coinvolto nell'indagine della procura pistoiese 'Untouchables' sul 'club dei pubblici appalti', indagato in concorso per turbativa d’asta, per un episodio relativo all’installazione di un autovelox nel raccordo autostradale.
[5] Il 21 luglio del 1960, l'eccentrico artista Piero Manzoni ha presentato alla Galleria Azimut di Milano una delle sue performance più famose: la Consumazione dell'arte dinamica del pubblico divorare l'arte. L'artista ha firmato con l'impronta del pollice delle semplici uova sode che sono state consumate sul posto dal pubblico. L'impronta digitale di Piero Manzoni  trasformò un comunissimo uovo di gallina in una cosa speciale e irripetibile, un'opera d'arte. Ponendovi un segno che è più potente e inesorabile di una semplice firma ne ha impresso il segno inconfutabile della propria impronta digitale, nessuna contraffazione sarebbe stata possibile. Molti artisti, anche in passato, hanno usato le dita per completare i loro dipinti ed eliminare ogni traccia di disegno e di contorno delle figure, sfregando le dita sulla tela per amalgamare e creare le sfumature nei colori del dipinto, hanno lasciato inconsapevolmente e per sempre le proprie impronte digitali sulle loro opere. Anche la scelta dell'uovo non è stata casuale, infatti ad esso nella storia dell'arte sono stati attribuiti molti significati simbolici, come per esempio nella celebre Pala di San Bernardino di Piero della Francesca dove il significato dell'uovo rimane ancora avvolto nel mistero.

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