Royale' Creative

facebook twitter

Correnti artistiche

Cnr: "Così abbiamo svelato l'Alchimia' di Jackson Pollock"

Il Molab, laboratorio mobile per le indagini non invasive sulle opere d'arte dell'Università di Perugia e del Cnr, hanno permesso di stabilire la complessa distribuzione dei materiali la tecnica pittorica dell'artista: ecco come
Redazione/GP - 21/02/2015
Con la sua tecnica del 'dripping', ovvero il colore sgocciolato il colore su tela direttamente dai tubetti o dai contenitori e senza far uso del pennello (‘sgocciolamento’ appunto, ndr), ha rivoluzionato il mondo dell’arte tra gli anni ‘45 e ‘50, dando così inizio a quella corrente  artistica definita nel 1952 da Harold Rosemberg, ‘Action Painting’. Oggi, grazie al lavoro di indagine del Molab-Cnr, Laboratorio mobile per indagini non invasive sulle opere d’arte dell’Università di Perugia e del Cnr, è stato svelato il segreto su materiali costitutivi, tecnica esecutiva e stato di conservazione del quadro dal titolo ‘Alchemy’ (Alchimia) dell’artista americano Jackson Pollock, tornato nelle sale della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dopo il restauro.

Realizzata da Jackson Pollock nel 1947 con la rivoluzionaria tecnica del dripping, quest’opera che già dal titolo suggerisce la complessità esecutiva, è una stratificazione di colori e materiali diversi che hanno richiesto un delicato intervento conservativo. Il Cnr ha eseguito una serie di indagini scientifiche fondamentali per procedere al restauro, i cui risultati sono illustrati nell’ambito della mostra dal titolo, appunto, ‘Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia’visitabile fino al 6 aprile a Venezia presso la Collezione Guggenheim.



Dal punto di vista scientifico di studio e indagine dell’opera di Pollock, il Molab ha messo in campo metodologie ottiche che hanno permesso di acquisire informazioni sulla distribuzione dei materiali e sulla tecnica pittorica dell’artista. “Il Molab-Cnr nel 2013 ha eseguito una campagna conoscitiva delle opere di Pollock esposte nelle sale del Guggenheim attraverso tecniche spettro-analitiche - spiega la coordinatrice Costanza Miliani -, per poi approfondire le indagini su Alchimia con il rilievo morfologico con microprofilometria laser della tela dal retro”. “Abbiamo rilevato quindici diversi tipi di pigmenti, tra i quali l’oltremare, il blu e verde ftalo, solfo-seleniuri di cadmio, viridian, bianco di zinco e titanio e una resina alchidica, un prodotto – aggiunge - per pittura industriale, usata per la prima volta da Pollock per la sua più elevata velocità di polimerizzazione rispetto ai tradizionali leganti ad olio per artisti”. “Riguardo allo stato di conservazione, la pittura presentava depositi di pulviscolo atmosferico e composti indotti dal degrado chimico di alcune componenti originali, mentre - conclude la Miliani - la tela evidenziava deformazioni indotte dal carico del materiale pittorico”.



Si deve invece al Visual computing lab dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione (Isti-Cnr) di Pisa il modello tridimensionale di Alchemy. “Composto da 80 milioni di triangoli, è stato prodotto e arricchito integrando i dati geometrici con riprese mediante scanner multispettrale - spiega Roberto Scopigno dell’Isti-Cnr -. Inoltre abbiamo messo a punto un software per la visualizzazione interattiva, che permette di ingrandire i particolari dell’opera, modificare l’illuminazione o eliminare il colore per esaltare le caratteristiche geometriche della superficie pittorica”. Elemento integrante della mostra, il video prodotto dalla web tv del Consiglio nazionale delle ricerche che ripropone le fasi salienti del progetto conservativo dedicato ad Alchemy. Il documentario integra frammenti di un’intervista a Peggy Guggenheim, nel quale la mecenate e collezionista spiega come scoprì il talento di Pollock, con foto storiche, immagini che documentano le indagini del Molab a Venezia e del restauro presso l’Opificio delle pietre dure di Firenze e testimonianze degli operatori.

bullet hover email hover menu arrow