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Correnti artistiche

INTERVISTA - Dalla fotografia alla realtà, il 'Cloning in…' di Paolo Vegas

Nei suoi quadri fotografici il piacere dello scatto si fonde con l'arte contemporanea. Così questo straordinario artista ci racconta: "In tutto quello che ci circonda c'è uno stereotipo, con la 'Clonazione' rivendico ciò che è davvero reale"
Francesca Nanni - 25/09/2014
Titolo: 'Cloning Carol nine'
Fonte: Photo ©Paolo Vegas
Osservare gli scatti realizzati da Paolo Vegas è come entrare nell'essenza stessa del concetto che ha portato alla loro realizzazione. Trasposizione personale e visionaria di una società in cui l'imperativo è replicare all'infinito stereotipi in cui collocarsi, le opere fotografiche di questo artista fondono insieme sogno e realtà, glamour e bellezza, forma e sostanza per una dimensione narrativa contemporanea assolutamente nuova e partecipata. Un approccio che nasce dalla ventennale esperienza di Vegas come fotografo pubblicitario formatosi all'Istituto Europeo di Design (IED), e che in brevissimo tempo lo ha portato ad esporre alla 54esima Biennale di Venezia nel padiglione Italia, per poi essere acquisito da una serie di gallerie d'arte moderna. Dal maggio scorso è rappresentato in esclusiva dalla galleria Contini Art UK di Londra che raggruppa intorno a sé artisti di fama internazionale d’arte contemporanea. NanniMagazine.it ha parlato a lungo con questo straordinario artista prima della sua partenza per Londra:

Paolo, tu sei sempre stato un fotografo pubblicitario, come arrivi ad occuparti di arte contemporanea?
"Ci sono arrivato gradualmente, attraverso la continua sperimentazione nel mio lavoro di immagine, e con il tempo è subentrata la voglia di dare sempre più spazio a questa ricerca. Così che cinque anni fa ho deciso di dar sfogo a queste mie idee e di non lasciarle più solo come forme di sperimentazione ma di dar loro, invece, una definizione concreta".

In che modo? Raccontaci:
"Da questo mio nuovo interesse è nata una serie di cinquanta 'quadri fotografici', molto particolari, una riproduzione in immagine di miei pensieri, vere e proprie rappresentazioni fotografiche in cui c'è sempre l'elemento umano centrale, fermato più volte, con accanto un oggetto vero, 'reale', applicato sul quadro terminato. Il risultato che percepisce l'osservatore è quello di una scena onirica, una sorta di sogno, ma con un qualcosa - l'oggetto vero e non fotografato - che lo riporta alla realtà".

È partendo da qui che sviluppi poi il tuo concept fotografico della 'Clonazione'?
"Esatto! L'idea della 'Clonazione', o ‘Cloning in…’, nasce da un concetto molto semplice: il disagio. Oggi tutti viviamo in un mondo fatto di stereotipi dove imperano i Social Network come Facebook dove magari si hanno 500 amici ma di amici, quelli veri, nella vita reale neppure l'uno. Oggi, a differenza del passato, la televisione è popolata di format che replicano lo stesso programma di successo in tutti i paesi, da anni non si inventa più una trasmissione nuova con caratteristiche particolari. La maggior parte dei giovani, soprattutto adolescenti, sono tutti uguali, si vestono, parlano e comunicano tutti nello stesso modo. In tutto ciò che ci circonda c'è uno stereotipo. Ecco il mio concetto, la mia idea della 'Clonazione' attraverso la quale rivendicare ciò che è davvero reale".

In effetti i tuoi "quadri fotografici" sono davvero particolari, prima di tutto perché sono dei veri e propri set: in che modo realizzi lo shooting?
"Allora, a livello tecnico di fatto parto dall'opposto di quello che può essere il lavoro di un fotografo di reportage, lui vive dentro le emozioni che osserva attraverso l'obiettivo. Io, invece, assimilo, respiro le emozioni, le sensazioni che osservo. Una volta tornato nel mio habitat ricostruisco, in maniera assolutamente personale e visionaria, quell'emozione che ho vissuto. Qualche settimana prima dello scatto scelgo le location, le modelle, gli abiti, i complementi di arredo e via dicendo. Ricostruisco tutto nei minimi dettagli per arrivare poi al giorno dello shooting con un vero e proprio storyboard da seguire. La modella viene fotografata in più scatti in situazioni diverse, quindi la clonazione avviene in post-produzione. Il passo successivo è la stampa[1]. Solo prima di essere posizionata in una teca, inchiodo sull'immagine l'oggetto 'reale' che ho deciso di inserire in quella fotografia. In questo modo, ogni creazione è sempre un pezzo unico, uno di uno". 

Ma qual è il mercato cui ti rivolgi? Chi acquista le opere di Paolo Vegas?
"Il mercato è quello dei collezionisti d'arte contemporanea. Oggi l'arte è fatta di quadri ad olio ed opere classiche, ma è anche scultura tecnologica, video-installazioni e contaminazioni di vario genere. Ecco, i lavori che realizzo sono destinati a questo tipo di mercato. Oggi il collezionista d’arte non è più solo quello che acquista il paesaggio, le nature morte, ma anche installazioni moderne. Ed è anche per questo motivo che le gallerie che mi hanno rappresentato in passato e che mi rappresentano oggi sono d’arte contemporanea e moderna".

Progetti per il futuro? A cosa stai lavorando ora?
"A fine ottobre sarò a Budapest per il sopraluogo di un lavoro sulla rivisitazione del mondo della musica attraverso il vinile, sicuramente la guida saranno le copertine di dischi famosi della storia del vinile che andrò poi ad inserire fisicamente nella fotografia, mentre nell'immagine della fotografia cercherò di ricreare ambienti ed atmosfere in cui il disco veniva ascoltato. Ho poi un secondo progetto in cantiere legato al cinema di due grandi registi, Stanley Kubrick e Quentin Tarantino, in cui cercherò di ricreare la scenografia di alcune scene di loro film famosi ma, in questo caso, gli oggetti 'reali' da inserire all'interno della fotografia sono ancora in fase di studio".

LINK
- Galleria Contini Art UK

NOTE
[1]
In gergo questo genere di stampa viene definita 'lambda', ovvero stampa di alta qualità effettuata ai sali d'argento.


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