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Paola Romano: "Le mie Lune? Sono opere dell'altro mondo"

Così l'artista romana definisce le sue creazioni che hanno generato ovunque crescenti consensi di pubblico e critica, anche nell’attuale mostra personale all'IPSAR, dove ha sorpreso tutti con una particolarissima e toccante installazione
Francesca Nanni - 13/11/2015
Titolo: Paola Romano con una delle sue Lune
Fonte: Photo Gianni Proietti ©IPSAR
Un'installazione intensa e suggestiva che conduce lo spettatore nel mistero dell'Universo: tre lune bianche che si sollevano da terra, cercando di liberarsi dalle gabbie in cui sono intrappolate ma che, invece, le accompagnano verso l'infinito. Una visione artistica, quasi mistica, con la quale l'artista contemporanea, Paola Romano, va oltre le Lune che da sempre caratterizzano la sua arte, evolvendole in satelliti che gravitano intorno ai mali dell'umanità. Collocata in uno spazio creato ad hoc, è questa l'opera che la Romano dedica al cosmo, resa ancor più emozionate dalla voce di Mina in sottofondo che interpreta il 'Magnificat' su testo tratto dal Vangelo secondo Luca.

È questo il fulcro della mostra personale 'In Other Words', fino al 29 novembre presso l'Istituto portoghese di Sant'Antonio, che vede esposte su due piani 45 lune dell'artista romana divise in tre serie: Lune, Pezze e Plastiche. Realizzate sia in polimaterico classico, che in tecnica di affresco (facenti parte della nuova collezione), le opere rappresentano un "indomabile istinto creativo", come l'ha definito durante l'inaugurazione il critico d’arte e curatore della mostra, Andrea Romoli Barberini. "Al piacere della manipolazione degli impasti materici, tutt'altro che esaurito - aggiunge il critico - Paola Romano propone, nelle più recenti opere, l'uso di tessuti sintetici monocromi".


[L'installazione di Paola Romano]

Ed eccole allora queste rappresentazioni lunari accompagnare i tanti ospiti durante l'inaugurazione, il 7 novembre scorso: le 'Pezze', pieghe ad arte arricchite da occasionali interventi pittorici. E le 'Plastiche', esaltazione del concavo e del convesso a vantaggio di una plasticità che sconfina dal limite del supporto per allontanarsi sempre più dalla pittorica bidimensionalità. Quarantacinque modi di raccontare la realtà anche attraverso i materiali che da essa arrivano: terra, sabbia, cemento, smalto, spugne, garze. "Le mie Lune sono realizzate con tutto ciò che trovo - spiega l'artista ad ospiti e stampa -, spesso in modo casuale. Come definirei le mie creazioni? Sicuramente opere 'dell'altro mondo'. Sono una grande appassionata di fantascienza, 'di tutto ciò che non è terrestre', e questa mia passione anche nelle mie Lune, nelle sculture e nelle installazioni". Insomma, stregata dalla Luna a tal punto da farne il proprio mondo. In fondo, come diceva William Shakespeare, "Folle è l'uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto".

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