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Fotografia

Matteo Procaccioli: una vita in sospensione, osservando la quiete

In una mostra al Museo della Permanente di Milano le fotografie di questo giovane artista che raccontano al pubblico 10 anni di ricerca e lavoro sul tema del paesaggio, urbano e non
Redazione - 08/02/2016
Titolo: 'Microcities', Casablanca (Marocco)
Fonte: ©Matteo Procaccioli
"Un atlante aereo, il primo a muoversi come un moderno global trotter, dalla Pianura Padana al Cairo, dalle campagne francesi a Casablanca, dalle regioni desertiche di Iran e Iraq ai campi da golf del centro Italia, da Napoli a Miami, da Shenzhen a Dubai, passando per Roma, Hong Kong e la periferia di Madrid. Non esiste città ideale, non esiste differenza, non esiste localismo. Il soggetto qui è il silenzio e il vuoto di micropaesaggi dove il segno dell’uomo svanisce: le case, le architetture, i fiumi, gli argini o i monti, non c’è natura o urbanizzazione, non c’è tecnologia e progresso". Sono le parole del critico d’arte Luca Beatrice che meglio introducono il lavoro fotografico di Matteo Procaccioli, giovane fotografo marchigiano, le cui immagini sono oggi in esposizione al Museo della Permanente di Milano nella mostra ‘Microcities’.

Un titolo emblematico, terzo ciclo di lavoro e ricerca iniziato con ‘Structures’ (2012 - 2014) con cui, fotografando dal basso verso l’alto, ha ritratto l’imponenza architettonica degli involucri di cemento rispetto all’esiguità dell’uomo, raccontando così il mutamento delle città; e con ‘Urban Landscape’ (2013-2014), progetto dedicato agli agglomerati urbani a 360 gradi, un lavoro con cui l’artista ha allargato la propria prospettiva. Per il critico Beatrice, Microcities è "un progetto ambizioso e seriale, che guarda il paesaggio, quello delle città, delle campagne, delle periferie, da una visione aerea. Nell’epoca dei droni, anni luce dall’exploit di un Nadar ottocentesco e distante dai banchi ottici agganciati a piccioni viaggiatori o aquiloni, questo artista mostra una prospettiva oramai familiare ma che conserva i contorni romantici di un viaggio in mongolfiera". "Siamo abituati a Google Maps - spiega il critico d’arte -, alle visioni satellitari e al volo, eppure questi paesaggi dalle sfumature pittoriche, alla maniera di Mario Giacomelli, presentano forme e segni che si astraggono fino quasi a far scomparire l’identità di ogni scatto e risultare finzioni, maquette, still-life costruiti in studio o post prodotti". Ciò che il pubblico vedrà, dunque, sono atmosfere dalle quali essere avvolti e coinvolti per venire trascinati all’interno dell’immagine e non solo narrazioni e trame da scoprire.


[Matteo Procaccioli]

Nelle opere di Procaccioli, prosegue Beatrice, "ci sono curve, linee, punti, forme geometriche e infinite, ripetizioni di colore, di chiari e scuri, disegnati su un planisfero indagato in lungo e in largo. Da quella prospettiva il mondo si fa piccolo, è una raccolta al microscopio del tessuto che il progresso ha disegnato sulla sua superficie. progresso ha disegnato sulla sua superficie". Rappresentazione della necessità di uno stacco rispetto al mondo circostante, "una costante ricerca di silenzio interiore, in una sorta di pacificazione che si traduce nella necessità di esternare la quiete che sempre più raramente viene vissuta nelle giornate convulse della quotidianità" Nel percorso che unisce tra loro questi lavori, il filo conduttore è il desiderio dell’artista di cogliere il "tra" ovvero il complesso momento di passaggio fra tradizione, storia e contemporaneità. Nei suoi lavori l’uomo, assente fisicamente, è presente soltanto attraverso la testimonianza del suo passaggio nei vuoti sconfinati dei paesaggi silenziosi che li contraddistinguono.

Da un punto di vista tecnico, i lavori di Procaccioli nascono da un’elaborazione che coniuga tecniche tradizionali e innovative. La registrazione del reale è un punto di partenza obbligato per giungere all’opera finita, frutto di un cammino articolato, in cui l’artista opera fisicamente sulla matericità dell’immagine. Nelle 'Microcities', ad esempio, si uniscono tra loro i paradigmi propri del mezzo fotografico dell’era 2.0 come il rapporto naturale vs. artificiale, l’utilizzo delle tecnologie, l’evoluzione del ruolo di fotografo e la cura dell’immagine visiva.

INFORMAZIONI
Titolo: '
Microcities'
Quando: 5 -18 febbraio 2016
Dove: Milano - Museo della Permanente, Via Turati 34
 

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