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Mostre

Nani e grotteschi buffoni di corte in mostra a Firenze tra ilaritą e coscienza parlante

Palazzo Pitti apre una curiosa esposizione dei pił bizzarri e inaspettati soggetti figurativi ricorrenti nelle collezioni medicee. Scene 'di genere' di personaggi marginali linea di confine tra fortuna, rango, prestanza fisica e mentale
Redazione - 19/05/2016
Titolo: Anonimo fiorentino del XVII secolo , 'Ritratto del nano', Gabriello Martinez 1640 ca.
Personaggi marginali e devianti come buffoni, contadini ignoranti o grotteschi, nani e praticanti di giochi tanto leciti che illeciti. Un campionario variopinto, quanto inaspettato, di personaggi della corte medicea che incarna l'ambivalente mondo della buffoneria, della 'rusticitas e del gioco. Sono spesso personaggi realmente vissuti, cui erano demandati l'intrattenimento e lo svago dei signori, antidoto alla noia sempre in agguato tra le maglie del rigido cerimoniale spagnolesco. Proprio a loro, ai buffoni di corte, bizzarri e inaspettati soggetti figurativi ricorrenti nelle collezioni medicee tra Cinquecento e Settecento, che è dedicata la singolare mostra fino all'11 settembre 2016 presso l’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti a Firenze. Trenta opere provenienti per la maggior parte dai depositi della Galleria Palatina e dalla Galleria delle Statue e delle Pitture.

Si tratta di scene cosiddette 'di genere', un universo figurativo che nella acclarata gerarchia della pittura barocca, permetteva di illustrare, spesso anche con intenti morali o didascalici, diversi aspetti comici della vita sociale e di corte, quei temi ritenuti, cioè, altrimenti bassi e privi di decoro, indegni di una pittura alta, di soggetto sacro, mitologico o storico. Nella società apparentemente immobile dell’antico regime, cui danno volto nelle sale di Pitti i ritratti dei granduchi e dei gentiluomini della corte, la pittura ‘di genere’ diviene lo strumento critico che permette di attingere, attraverso l’arte, alla più variegata realtà del mondo.

BUFFONI A METÀ STRADA TRA IL DIVERTIMENTO E LA  COSCIENZA. «Considerati alla stregua di giocattoli viventi, ma anche accorti consiglieri dotati di speciali licenze rispetto all’etichetta  della corte - spiega Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi -, questi buffoni, nani, giocolieri spuntano dai documenti d'archivio con un'identità definita: vengono infatti ricordati per imprese (e talvolta misfatti) che li inseriscono come persone reali nella vita della corte, la cui biografia può esser tratteggiata con sapidi dettagli, e di molti si può chiarire l'alto spessore umano e culturale». «La posizione dei buffoni, a metà strada tra il divertimento e la coscienza parlante  del signore, li eleva  a protagonisti di un'arte giocosa  e bizzarra, che permette anche all'artista felicissime libertà espressive: e valgano da esempio i ritratti del nano Morgante di Bronzino e Valerio Cioli, i caramogi nelle Stagioni di Faustino Bocchi, il Meo Matto di Suttermans e tanti altri presenti in questa mostra - conclude il Direttore delle Gallerie degli Uffizi -, oltre alle figure silvane e occupate in strane attività che spuntano inaspettate tra le siepi del Giardino di Boboli».

RUSTICI E DI MESTIERI, CHI ERANO I BUFFONI DI CORTE? Così troviamo partecipare alle buffonerie alcuni rustici, come la vecchia in abito di nozze, patetica corteggiatrice di un giovane garzone, smascherata da un nano impietosamente arguto in un quadro bellissimo della fine del Seicento, ma di incerta attribuzione, o come la contadina Domenica dalle Cascine, raffigurata dal Suttermans - ritrattista ufficiale dei granduchi - nel quadro omonimo, che risulta saltuariamente stipendiata dalla corte per prestazioni da 'buffone'. Appartengono invece al mondo della buffoneria di mestiere Alberto Tortelli e Giuliano Baldassarini raffigurati da Niccolò Cassana in veste venatoria, sospesi dunque tra il piano figurativo dell'ambientazione arcadica, non altrimenti qualificati di segni allusivi al ruolo svolto a corte, e quello della verità biografica che ce li restituisce al mestiere di addetti al divertimento del gran principe Ferdinando.

I GIOCHI DELL'EPOCA MEDICEA. Tra gli svaghi un posto non meno trascurabile di quello occupato dai suscitatori del riso avevano i giochi, nelle molteplici fattispecie di quelli di parola, da tavolo - in particolare le carte -, e quelli propriamente fisici. Non mancano testimonianze pittoriche, oltre che letterarie, di svariati personaggi di corte intenti all'esercizio di un gioco ginnico, come l'enigmatico Ritratto di giocatore con palla.  Lo scenario meno lecito ed aulico dello svago, l'equivoca taverna ai margini dei 'regolari' confini della società, esercita una fascinazione sulla corte che ne ricerca e ne acquisisce le rappresentazioni alle proprie collezioni, come nel Suonatore di chitarra, riconducibile al Maestro dell'Incredulità di San Tommaso, in cui il giocatore/musico squaderna senza pudore sul tavolo, cui si appoggia, i proibitissimi dadi e un mazzo di carte. 

A corredo della mostra è stato predisposto un itinerario nel Giardino di Boboli dove tutti questi personaggi, villani, contadini e nani, giocatori e caramogi si animano, pur pietrificati, e si nascondono nei boschetti e nelle radure come sfuggiti dall'universo pittorico che li ha creati, ad attendere i visitatori con calembour figurativi e comicissime espressioni. In occasione della presente esposizione sono stati effettuati i restauri di 14 dipinti, 2 sculture e diverse cornici recuperate dai depositi.

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- Informazioni sulla mostra Galleria Uffizi

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