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Musei

Macro: Pietromarchi, un direttore da fondazione

Al vertice del museo capitolino dal 4 luglio, promette di farne uno spazio aperto e attento sia alla cittą che alla scena internazionale, mentre l'assessore Gasperini lancia la seconda fase, verso l'autonomia gestionale ed economica.
Francesco Amorosino - 05/07/2011
Dal 1997 al 2003 ha diretto il programma di arte contemporanea della fondazione Adriano Olivetti, di cui poi dal 2003 al 2007 ha assunto l'incarico di direttore, dal 2007 al 2008 ha lavorato alla programmazione dell'Hangar Bicocca di Milano e dal 2008 fino a oggi ha collaborato con il MAXXI come curatore. E dallo scorso 4 luglio è il nuovo direttore del Macro. Bartolomeo Pietromarchi vanta una lunga serie di curatele di importanti esposizioni, oltre che pubblicazioni e anche dei documentari cinematografici. Una personalità plurivalente con esperienza nella direzione di una Fondazione e che, per questi motivi, è stato scelto per sostituire Luca Massimo Barbero nella direzione del Museo di arte contemporanea di Roma.

A presentarlo è stato l'assessore alla Cultura del Comune di Roma, Dino Gasperini, che in apertura ha voluto ringraziare proprio il direttore uscente: "Barbero ha fatto un lavoro splendido che ci ha consentito di costruire questa realtà, una risorsa meravigliosa di questa città". L'assessore ha anche ringraziato l'associazione dei MacroAmici "che mi hanno aiutato a trovare la nomina migliore. È stato un buon momento di confronto e questo è il metodo che porterò avanti". Pietromarchi, dunque, "raccoglie una eredità importante e di certo avrà la forza e la fantasia di aprire una seconda fase che coincide con un'accelerazione sulla trasformazione del Macro in fondazione. Entro questo mese porterò in aula la delibera di istituzione del museo con la prima carta dei servizi e la prima carta di qualità. A settembre, invece, porteremo la delibera per arrivare entro la fine dell'anno alla Fondazione".

Gasperini ha anche sottolineato che il Macro "avrà nel bilancio i fondi necessari e avremo altre risorse per l'assestamento a seconda dei tempi per la fondazione" e ha annunciato l'assegnazione di due ulteriori padiglioni al Macro Testaccio. Sono stati così chiariti alcuni dei punti di contrasto degli ultimi mesi tra l'amministrazione capitolina e il mondo dell'arte, tensioni economiche e gestionali che hanno portato alle dimissioni di Barbero e sono state la scintilla per la nascita della Consulta per l'arte contemporanea. Sulle sollecitazioni venute da quest'ultima Gasperini ha detto che la incontrerà per capire le richieste, mentre sulla nomina del direttore per bando pubblico "si deciderà in sede di fondazione".

Per il momento spetta a Pietromarchi, con un contratto di tre anni, traghettare il museo verso una nuova fase che lo doti finalmente della necessaria autonomia gestionale ed economica per funzionare al meglio. La visione del neodirettore è quella di un museo che dia "attenzione al territorio ma in una prospettiva internazionale. Il mio Macro non sarà solo uno spazio espositivo ma un luogo propulsivo e propositivo rispetto a quello che si realizza e che magari fatica a emergere". Il museo "dovrà diventare il connettore tra gallerie e fondazioni valorizzando le realtà presenti sul nostro territorio. Dovremo essere in grado di dialogare con le altre istituzioni come il Maxxi, nel rispetto delle diverse posizioni".

Per quanto riguarda nel concreto le mostre e i progetti che nasceranno dopo la conclusione della stagione in corso, Pietromarchi non si è sbilanciato, lasciando intendere che prenderà alcune cose dell'impostazione di Barbero per introdurre "molti elementi di novità", a partire da "mostre di grande respiro" per "un museo con un'offerta differenziata per i tanti pubblici diversi". Intanto, però, "le idee ci sono e sono già abbastanza chiare, vanno però verificate in questa struttura. Il sistema di Barbero di tante piccole mostre è servito per presentare il museo anche in un grande momento di difficoltà gestionale". Per il momento, dunque, niente dettagli, bisognerà aspettare settembre per la presentazione, anche se "la nuova programmazione partirà da gennaio in parallelo con la nascita della Fondazione".

Proprio rispetto a quest'ultima, Pietromarchi ha evidenziato come sia "necessaria per il funzionamento di un grande museo" e sarà importante "avere più soggetti diversi per garantire pluralità e non avere una sola presenza troppo ingombrante". Il neodirettore ha inoltre promesso un museo "più flessibile" e aperto in cui si interverrà "non solo sull'offerta espositiva ma anche formativa, lavoratoriale e di produzione, una struttura flessibile e legata all'oggi". E sul grande movimento che ha interessato il museo dopo le dimissioni di Barbero dice che lo considera una grande risposta al lavoro fatto intorno al Macro. Ora, però, "bisogna intercettare questa energia e indirizzarla nella giusta direzione".

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