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Archeologia

Nel Settecento il fascino e il peso dell'Antico

La nuova sede della Fondazione Roma ospita una mostra dedicata all'influenza dei fasti imperiali sugli artisti del XVIII secolo attraverso opere straordinarie e reperti archeologici.
Francesco Amorosino - 16/12/2010
Titolo: Minerva d'Orsay, età adrianea, onice dorato, agata, marmo bianco, porfido.
Fonte: Fondazione Roma Museo
Chi vive a Roma va spesso incontro ad un problema di difficile soluzione: l'odio per le rovine, i cocci e l'antichità in generale. Vivere in una città sulla quale il peso del glorioso passato non accenna a diminuire, dove per anni non si è fatto altro che fare gite scolastiche tra i reperti archeologici, visitando infiniti musei con infinite teche piene di infiniti oggetti tutti simili e in cui ogni giorno si vedono ruderi in ogni angolo, può portare ad una seria overdose. L'entusiasmo verso l'Antico viene così ad affievolirsi e per riaccendere il desiderio è necessario scoprire qualcosa di nuovo, fresco e interessante.



Ecco perché la mostra in scena fino al prossimo 6 marzo presso Palazzo Sciarra, nuova sede della Fondazione Roma su Via del Corso, non si presenta molto bene all'apparenza. Già il titolo 'Roma è l'Antico' fa pensare all'ennesima esposizione ad uso e consumo dei soli turisti, quasi un corrispettivo artistico dei 'cinepanettoni' natalizi. Il rischio c'è e la mostra in effetti lo sfiora più volte, a partire dalla prima sala dove le sorprese sono poche. Continuando, però, lungo il percorso e mettendo da parte i pregiudizi, ecco che tra i soliti reperti emergono dei veri capolavori emozionanti e l'operazione compiuta dagli organizzatori viene alla luce e in parte si giustifica.



L'intento della mostra è quello di parlare di un secolo, il '700, in cui Roma era davvero il centro culturale d'Europa, con pittori e scultori che si recavano a dipingere le rovine e ad inventare capricci architettonici, oppure che imitavano il 'classico' come ideale di bellezza senza tempo, spesso producendo veri e propri falsi, o modificando opere antiche. Queste pratiche sono messe in evidenza nel percorso espositivo accostando reperti romani con copie Settecentesche e quadri e sculture dove si respira il fascino che la Roma imperiale ha esercitato sugli artisti. 



Promossa dalla Fondazione Roma, organizzata con Arthemisia Group e in collaborazione con i Musei Capitolini, i Musei Vaticani e l'Accademia Nazionale di San Luca, la mostra è curata da Carolina Brook e Valter Curzi, ed è formata da 140 opere, tra sculture, dipinti e raffinati oggetti d'arte decorativa, con alcuni pezzi che escono raramente dai musei in cui sono esposti. Sono proprio questi ultimi a rendere interessante la visita, riuscendo a staccarsi per originalità e qualità tra i tanti 'già visto' dell'esposizione. 



Antonio Canova, 'Amore alato'La prima sorpresa è offerta da due commessi in pietre dure di manifattura fiorentina, uno con la veduta del Pantheon e l'altro con la tomba di Cecilia Metella, provenienti dal Museo dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, interessanti per la raffinatissima tecnica utilizzata nella realizzazione, luminosi di riflessi e di colori tanto particolari da risultare irriproducibili con altre tecniche. Opere molto preziose e che non si ammirano spesso. Di pietre pregiate è composta anche un'altra grande sorpresa, forse vero emblema della mostra sia per la grande qualità che per il suo rispondere alla perfezione al tema dell'esposizione. La Minerva d'Orsay.



Questa statua, eccezionalmente prestata dal Louvre di Parigi per la mostra, ha una bellezza particolare, proveniente dal suo essere composta da elementi che originariamente non erano pensati per l'essere parte di un'unica opera. La scultura originale, infatti, era composta da una veste drappeggiata in raro onice dorato realizzata nell'età adrianea (117-138 d.C.) a cui successivamente, nella seconda meta del '700, sono state aggiunte la testa e le braccia in marmo bianco e l'egida in agata. La bellezza dell'opera viene proprio dal diverso valore, colore e brillantezza dei materiali utilizzati e dalla stessa storia che ha portato all'aspetto che ha oggi, creando, appunto, una statua di Minerva, mentre non è chiaro chi volesse rappresentare la scultura originale. 



Altro interessante pezzo, ma più per l'aneddoto che lo riguarda che per l'opera in sé, è l'affresco staccato con 'Giove bacia Ganimede' di Palazzo Barberini, considerato addirittura dal famoso archeologo Winckelmann come "Il più bel dipinto dell'antichità", ma realizzato da Anton Raphael Mengs, un pittore e teorico dell'arte tedesco del Settecento. Uno sguardo particolare sul rapporto tra Roma e l'Antico lo offre anche la sezione dedicata alle botteghe di Bartolomeo Cavaceppi e Giovanni Battista Piranesi, attive nel restauro e nella vendita di manufatti antichi.



Molto bello e moderno il dipinto di Jacques-Louis David del 1778, 'Accademia maschile, detta Ettore', realizzato a Roma, ma conservato al Musée Fabre di Montpellier. L'influenza dell'Antico in tutte le fasi della vita quotidiana è rappresentata anche da un'opera decorativa straordinaria: il Dessert realizzato da Luigi Valadier nel 1778 e acquistato in seguito da Carlo IV di Spagna, un raro e prezioso centrotavola di grandi dimensioni, ben tre metri di lunghezza, in marmi antichi e pietre dure, decorato con riproduzioni di edifici classici, che il celebre scultore e orafo romano inventò per una clientela con disponibilità economiche eccezionali.



Nell'ultima sala della mostra ecco due gradite sorprese, ideali per concludere il percorso: due sculture di colui che forse è stato il più grande 'emulo' dell'Antico, riuscendo a fare del bianco delle statue antiche (falso ideale di bellezza, in quanto gli originali erano dipinti) una cifra stilistica ineguagliata. Sono qui esposte il bellissimo 'Amore Alato' dell'Hermitage e il profondo 'Venere e Adone' conservato alla Gipsoteca di Possagno del grande maestro Antonio Canova. Al percorso espositivo si aggiunge, infine, la ricostruzione virtuale dei perduti interni della Domus Aurea, realizzata a partire dai disegni e delle incisioni acquerellate tratte all'epoca dalle antiche decorazioni. 



Bastano tutte queste 'chicche' a rendere la mostra appetibile anche a un pubblico non solo di turisti? Difficile a dirsi. Certo è che alla fine emerge un pensiero amaro: chissà quante scoperte della storia dell'arte sarebbero state anticipate e quanti pittori avrebbero potuto creare capolavori indimenticabili se non ci fosse stata questa ossessione per l'imitazione dei classici? Purtroppo è impossibile fare della fanta-arte e non ci resta che gioire della varietà del contemporaneo, lasciando ai classici il posto che loro spetta, ma cercando di superarli e scoprire la bellezza del futuro. 

INFORMAZIONI
Titolo:
'Roma e l'Antico. Realtà e visione nel '700'
Dove: Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, Via Marco Minghetti, 22, Roma
Quando: dal 30 novembre 2010 al 6 marzo 2011
Orari: dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 20 (il 25 dicembre dalle 15 alle 20, il 31 dicembre dalle 10 alle 16, il primo gennaio dalle 15 alle 20)
Ingresso: intero 10 euro, ridotto 8 euro, scuole 4,50 euro
Tel: info e prenotazioni scuole e gruppi, 06 95557514, info e prenotazioni singoli, 892.101

LINK
- Fondazione Roma Museo
- Artemisia

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