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Cronaca Arte

'Il saio e lo scudo': alla scoperta dei simboli araldici francescani

Per il ciclo 'incontri nel chiostro', un nuovo appuntamento culturale a Guidonia Montecelio: questa volta l'attenzione sarĂ  focalizzata sulla 'Scienza del blasone', analizzando, tra storia e religione, lo stemma araldico dell'ordine francescano.
Redazione/TB - 01/03/2011
Titolo: Affresco dello stemma dell'ordine francescano
Fonte: Immagine dal web
Come tutti sanno,  quest'ordine religioso nasce grazie all'opera di San Francesco d'Assisi intorno ai primi anni del 1200. A differenza di altri ordini, quali il benedettino o l'agostiniano, la 'confraternita dei poverelli', sin dalla sua origine, si caratterizza per l'estrema semplicità di mezzi, rinunciando a qualsiasi bene terreno: nessun appezzamento di terra, nessun convento proprio, e dunque nessuna rendita. 

Pochi, tuttavia, si sono soffermati ad analizzare o soltanto osservare con occhio attento lo scudo che l'ordine ha scelto per rappresentarsi. Uno stemma racconta molte cose del proprietario che lo 'confeziona', può comunicarci, ad esempio, se quella persona (o quell'ente) abbia un aneddoto particolare da 'immortalare' nel proprio stemma, oppure se intenda utilizzare delle figure specifiche che richiamino il coraggio, la forza, la nobiltà d'animo, la purezza, o semplicemente figure che ricordino il suo nome. 

L'araldica ecclesiastica, al pari di quella civica e quella gentilizia, è molto variegata e complessa. Restando in tema di ordini religiosi, ognuno ha un proprio stemma, tra i più strutturati, ad esempio, è lo stemma dei domenicani che, tra le altre cose, ha un cane nello scudo (uno stemma si dice 'parlante' quando ha nello scudo delle figure che ricordano il nome del proprietario, dell'ordine religioso, della città, etc.), oltre ad avere nello stemma i due colori che caratterizzano l'ordine: il bianco e il nero. 

Domenica 6 marzo, alle ore 11 presso l'ex convento del chiostro di San Michele, nel Comune di Guidonia Montecelio, l'esperto araldista Maurizio Carlo Alberto Gorra introdurrà gli ospiti in un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca dell'origine dello stemma francescano: "Il simbolo sembra sia nato in seguito ad un'ispirazione di San Bonaventura da Bagnoregio, ispirazione poi araldicamente adattata nella forma attuale nei secoli immediatamente successivi - ha spiegato Gorra - . Di fatto, lo stemma francescano è in uso inalterato e ininterrotto dal '500, e se ne conoscono tantissime versioni leggermente diverse tra loro per il modo in cui sono trattati i particolari". 

Lo stemma mostra due braccia incrociate che escono ciascuna da due nubi, l'una nuda, l'altra vestita con il saio, e nel punto di intersezione si erge una croce latina di legno. "Una delle tante letture araldiche dello stemma - spiega Gorra - è la seguente: 'D'argento, al destrocherio ignudo, posto in banda ed attraversante su un sinistrocherio vestito alla francescana, entrambi stigmatizzati, uscenti da una nube, e sostenenti all'incrocio una croce latina di legno, il tutto al naturale'.

Come spesso accade in ambito araldico, il significato di uno stemma può perdersi nella notte dei tempi e restare un mistero anche per il ricercatore più appassionato. Riguardo lo scudo dei francescani esistono alcuni aneddoti che probabilmente spiegano la scelta delle figure utilizzate. Un episodio riguarda gli ultimi giorni di vita di san Francesco, ed è narrato da San Bonaventura: "Quando sovrastava ormai l'ora del suo trapasso, fece venire a sé tutti i frati che dimoravano nel luogo … e mentre i figli stavano tutt'intorno a lui, il patriarca dei poveri, l'uomo santo, quasi cieco e ormai prossimo a morire, incrociò le braccia e stese su di loro le mani in forma di Croce (aveva sempre amato questo gesto) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso" .Per indicare che la benedizione era impartita da san Francesco "nella potenza e nel nome del Crocefisso", le due braccia nello stemma vengono raffigurate l'uno ignudo e l'altro vestito: il braccio di Cristo e quello di Francesco. Il significato dato sempre all'emblema francescano è quello della conformità di Francesco a Cristo.




Esiste un altro aneddoto (sarebbe meglio parlare di leggenda) tramandato per spiegare perché nello scudo dell'ordine vi siano due braccia delle quali una nuda e una vestita. Nel 1213 san Francesco fu ospitato al castello di Susa da Beatrice di Ginevra, moglie di Tommaso I, conte di Savoia. La contessa donò al santo un terreno perché vi sorgesse un convento. In segno di gratitudine e per soddisfare il desiderio della donna che gli chiedeva un ricordo, san Francesco staccò una manica dal suo saio e gliela donò. Fu così che, durante il lungo viaggio di ritorno, tutti videro il santo con un braccio ignudo e uno vestito, e tutti i passanti furono benedetti da lui con le braccia in forma di croce. La reliquia esiste ancora ed è venerata nella cattedrale di Chambery, in Savoia.



"Nel corso della chiacchierata - continua lo studioso araldista - analizzeremo tante versioni dello scudo franscescano, diversificatesi nel tempo e nello spazio, vedremo esemplari letteralmente 'dell'altro mondo' (Messico e Brasile), assieme ad altri più tradizionali e canonici. Il lato affascinante di una ricerca del genere è nella dicotomia fra un senso (peraltro non sempre presente) di nobile ostentazione insito nello stemma, e la modestia (basilare) insita negli ordini pauperisti. Inoltre, darò cenni anche sul simbolo dell'IHS ideato da un frate famoso (San Bernardino da Siena) e sulla figura di San Francesco in araldica".






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