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Cronaca Arte

Rinvenuto a Roma un affresco del Sacchi, Ariè:"Probabilmente alchemico"

Marte, Venere, Apollo, Vulcano, Bacco e re Mida...tre restauratrici capitoline hanno 'scoperto' un'opera che si credeva perduta, realizzata dal noto pittore su committenza del cardinal Del Monte, mecenate, studioso ed ermetista seicentesco.
Redazione/TB - 04/12/2011
Una città ricca di storia come Roma riserva sempre qualche sorpresa, basta scalfire un po' la superficie et voilà, ciò che riposava da secoli, occultato e protetto sotto gli strati del tempo, si manifesta in tutto il suo splendore. È proprio ciò che è successo nel corso di un'operazione di ripulitura di una parete in una casa del centro storico, nel momento in cui tre restauratrici, Triana ed Arianna Ariè e Laura Principato, sono incappate in una scoperta artistica di sommo valore: un affresco di 35 metri quadri firmato 'ASR' (Andrea Sacchi, romano) e datato 1620.

"La scoperta dell'affresco è avvenuta per caso - ha raccontato Triana Ariè a NanniMagazine.it -. Stavamo ripulendo dei dipinti parietali a tempera di stampo ecclesiastico e ci siamo presto rese conto che sotto di essi vi era un'opera pittorica precedente, più antica. Come è la regola in questi casi - ha proseguito la restauratrice - abbiamo chiesto al proprietario dell'immobile cosa avesse intenzione di fare, se lasciare tutto com'era o far venire alla luce l'opera sottostante e, una volta ottenuta l'autorizzazione a procedere, abbiamo iniziato a 'ripulire' la parete dalla tempera per far emergere un affresco seicentesco di carattere mitologico. 

UN AFFRESCO ALCHEMICO? Il titolo di quest'opera imponente è 'Le stagioni che prendono la Virtù dal Sole', e sembra che il giovane Andrea Sacchi, allora diciottenne e avvezzo solo ad opere religiose, eseguì il lavoro seguendo istruzioni ben precise: "Committente dell'opera fu il cardinal Del Monte (al secolo Francesco Maria Bourbon Del Monte Santa Maria)  - ha aggiunto la Ariè - allora padrone di casa, uno dei più famosi mecenati capitolini del XVII secolo, insomma, un vero e proprio 'talent scout' di artisti di primo piano dell'epoca, tra cui il grande Caravaggio". Secondo le cronache del tempo, il cardinale volle dipingere le pareti utilizzando una serie di riferimenti alchemici perché, studioso della Natura egli stesso, si apprestava ad organizzare un gran pranzo con altri colleghi alchimisti e desiderava che l'ambiente fosse 'al diapason' con gli ospiti. "Il titolo dell'affresco lo conosciamo grazie a un'opera letteraria di Giovan Pietro Bellori il quale, riportando le bellezze artistiche della Roma barocca, descrive minuziosamente la rappresentazione pagana che abbiamo riportato casualmente alla luce". 

TRA MITOLOGIA ED ERMETISMO. "Figura centrale dell'affresco è Apollo (il Sole), il quale è contornato da quattro figure più piccole, rappresentanti le stagioni: Bacco per l'autunno, un agricoltore per l'inverno, una donna provvista di specchio per la primavera, e infine Venere con il piccolo Amore per l'estate. Oltre a questa rappresentazione vi sono tre lunette affrescate che riproducono Vulcano nella sua fucina accompagnato da Apollo, Venere e Marte, Proserpina e Naiade. Un'altra bella raffigurazione è quella che ripropone la vicenda 'aurea' di re Mida, Sileno e Dioniso".

UNA SCOPERTA IMPORTANTE. La scoperta è di grande valore, basta pensare che le opere di Andrea Sacchi, per lo più di stampo religioso, sono considerate tra le più nobili del Seicento romano. Le sue opere possono essere ammirate all'interno di Palazzo Barberini a Roma, al Museo Del Prado di Madrid, alla Galleria Nazionale di Londra e in quella di Washington. La Soprintendenza dei Beni culturali di Roma nella sua relazione storica-artistica parla di "un ritrovamento tanto fortunato quanto imprevisto, poiché questo ciclo di affreschi di primo Seicento è stato sin qui considerato perduto da tutta la storiografia relativa al pittore Andrea Sacchi". Per gli esperti dei Beni culturali, l'affresco "riveste senza alcun dubbio il massimo interesse ai fini della conoscenza dell'arte del pittore romano". E ne certifica "l'interesse storico-artistico particolarmente importante" ai sensi del decreto legislativo 42 del 2004, relativo al Codice dei beni culturali e del paesaggio.

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