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Fotografia

Africa: 'See you see me', il "racconto della diaspora in tutte le sue diversità"

Dopo l'inaugurazione a Lisbona e la prima italiana a Firenze, fa tappa Roma la mostra itinerante che, attraverso gli scatti di 36 artisti, mostra la storia di questo Paese dagli anni Sessanta a oggi e "la sua influenza sull'immaginario collettivo".
Redazione/TB - 02/05/2011
"Africa: See You, See Me trae il suo titolo da un'opera d'arte che ho visto in una strada nigeriana molti anni fa. Il furgone aveva superato l'auto che stavo guidando, sputando un pestilenziale fumo nero dal suo motore diesel, lasciandoci come ultima immagine due occhi incorniciati da una mappa dell'Africa striata di pittura. All'interno della sagoma dell'Africa si leggeva la frase 'See You, See Me!. Mentre incrociava la nostra strada, la frase ispirò gli occupanti del mio lento veicolo a immaginare come noi africani vediamo e ci immaginiamo noi stessi e come vogliamo che gli altri ci vedano".

Sono le parole di Awam Amkpa, docente di Studi Africani della New York University, che meglio esprimono il concept alla base di questo progetto di cui lui stesso è curatore. Nasce così 'Africa: See You, See Me', mostra itinerante che racconta la storia dell'Africa dagli anni Sessanta a oggi negli splendidi scatti di trentatré fotografi, che dal 4 maggio al 4 giugno sarà a Roma negli spazi espositivi dell'associazione culturale Officine Fotografiche.

Un progetto fotografico-culturale che, tra i colori della pellicola e il bianco e nero delle immagini, pone l'attenzione sui modi in cui gli africani rappresentano se stessi e la loro crescente influenza nel plasmare le modalità contemporanee con cui l'Africa stessa viene fotografata, e percepita dall'immaginario collettivo. "I fotografi africani - scrive ancora Amkpa nelle pagine del sito web della mostra -  hanno ereditato modelli di rappresentazione fotografica mutuati dagli archetipi coloniali che raffiguravano gli africani come parti di una storia di cui facevano parte ma sulla quale non avevano alcun controllo". "Questo paradigma di oggettivizzazione ha incoraggiato una formula di presenza/assenza. Tale formula ha però iniziato a cambiare nel momento in cui i fotografi africani hanno cominciato a posare per le loro stesse fotografie, sembravano dire: ‘la macchina fotografica deve vedermi come io voglio essere visto' ".. 

In questa visione, dunque, le fotografie diventano testi di soggettività africane, archivi di storia e di società in via di sviluppo e metodi per comprendere come le immagini contribuiscono all'emancipazione. "Esse criticano - spiega ancora Amkpa - le patologie dell'Africa post-coloniale e neocoloniale rappresentando le comunità del continente che si liberano da stati repressivi. Mentre alcune delle fotografie documentano la partecipazione degli africani agli affari dello stato, altri ritraggono la formazione di comunità volontarie post-nazionali come metodo di maturità e autonomia".

Per questo motivo gli artisti che Awam Amkpa ha radunato intorno a sé per questa esperienza sono in buona parte africani e della diaspora, provenienti da Algeria, Camerun, Etiopia, Ghana, India, Mali, Marocco, Nigeria, Portogallo, Senegal, Sud Africa, Trinidad e Usa. A loro, però, si affianca anche un gruppo di fotografi italiani profondamente legato alle tematiche del progetto espositivo che, a livello organizzativo, si articola in tre sezioni.

Una prima sezione presenta ai visitatori ritratti in studio di africani che cercano di inserirsi nel paesaggio urbano nel quale sono immigrati. Qui si trovano fotografi africani che hanno domato, adattato e sovvertito le inquadrature e le convenzioni fotografiche lasciate in eredità dai loro maestri del precedente periodo coloniale. Altri temi in questa sezione includono la struttura delle città, delle società e delle comunità africane in via di sviluppo e le rappresentazioni di sguardi al di fuori dello studio fotografico da parte di fotografi in ogni regione del continente. Per questo motivo gli artisti che Awam Amkpa ha radunato intorno a sé per questa esperienza sono in buona parte africani e della diaspora, provenienti da Algeria, Camerun, Etiopia, Ghana, India, Mali, Marocco, Nigeria, Portogallo, Senegal, Sud Africa, Trinidad e Usa. A loro, però, si affianca anche un gruppo di fotografi italiani profondamente legato alle tematiche del progetto espositivo.

Tre le sezioni in cui si articola il percorso per i visitatori: una prima sezione di  ritratti in studio di africani che cercano di inserirsi nel paesaggio urbano nel quale sono immigrati. Qui si trovano fotografi africani che hanno domato, adattato e sovvertito le inquadrature e le convenzioni fotografiche lasciate in eredità dai loro maestri del precedente periodo coloniale. Una seconda parte racchiude, invece, i primi ritratti etnografici che suggerivano un'immagine dell'Africa come luogo selvaggio popolato dai primitivi dell'Europa, l'Altro, mentre la terza e ultima sezione presenta fotografie contemporanee dell'Africa e delle tribù africano scattate da fotografi non africana comunque legati a questa terra e alle loro popolazioni.

INFORMAZIONI
Titolo:
'Africa See you See me'
Quando: dal 4 maggio al 4 giugno 2011
Dove: Officine Fotografiche - Via G. Libetta 1, Roma (zona Ostiense)
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
Ingresso: gratuito
Telefono: 06.5125019
E-mail: of@officinefotografiche.org
Siti web: Africa See you See me / Officine Fotografiche


LE PROSSIME ESPOSIZIONI

CINA - Primavera-Estate 2011
Città: Shangai, Macau, Pechino

GHANA - Autunno 2011
Città: Accra

NIGERIA - Autunno-Inverno 2011

Città: Lagos

STATI UNITI - 2012
Città: New York

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