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Mostre

Il fascino sconvolgente di Bosch a Venezia

Ritornano a Palazzo Grimani tre opere del piĆ¹ intrigante pittore fiammingo del Cinquecento, conservate a Palazzo Ducale e finora non accessibili al pubblico
Francesco Amorosino - 05/01/2011
Titolo: Visioni dell'Aldila - Ascesa all'Empireo
Fonte: Arthemisia
Pochi pittori sono misteriosi come Hieronymus Bosch: misteriosa l'interpretazione delle sue opere, surreali e deliranti visioni di inferno e paradiso popolate da mostri e creature fantastiche; misteriosa la sua vita, di cui non restano che pochissime testimonianze; misterioso poi perché nonostante la sua originalità e il fascino dei dipinti è poco conosciuto, soprattutto nel nostro Paese. Eppure in Italia sono conservate alcuni suoi straordinari lavori, rimasti, però, per troppo tempo nascosti al pubblico. Ora finalmente arriva un'occasione per scoprire questo artista cinquecentesco fuori dagli schemi.



Dopo la mostra dedicata a Giorgione, occasione per una sua riapertura come spazio espositivo permanente, Palazzo Grimani a Venezia ospita tre capolavori di Bosch (pronunciato 'Boss' all'olandese), provenienti da Palazzo Ducale e due dei quali in deposito da anni: la 'Visione dell'Aldilà' (1500- 1503), il 'Trittico di santa Liberata' (1505) e il 'Trittico degli eremiti' (1510). Promossa dalla Soprintendenza speciale per i musei e le gallerie statali di Venezia e organizzata e prodotta da Arthemisia Group, la mostra sarà aperta fino al 20 marzo ed è curata dal Soprintendente Vittorio Sgarbi. Accanto alle opere di Bosch, per mantenere una linea di continuità con i pezzi delle collezioni esposti di volta in volta, resta visibile il quadro 'Nuda' dipinto da Giorgione del 1508 e proveniente dalle Gallerie dell'Accademia e verrà esposto il Breviario Grimani, volume appartenente alla Biblioteca Marciana.



Visioni dell'Aldila - Ascesa all'EmpireoNato col nome di Jeroen Anthonis van Aken, il pittore firma una serie di suoi dipinti come Bosch, nome che deriva dalla sua città natale, 's-Hertogenbosch, comunemente chiamata 'Den Bosch'. Non si sa molto della vita dell'artista, né della sua personalità e del suo pensiero. Neanche la data di nascita è certa: l'anno è stato individuato nel 1450 sulla base di un disegno con autoritratto, realizzato poco prima della sua morte, avvenuta nel 1516, che mostra l'artista in età avanzata, probabilmente verso la fine dei suoi sessant'anni. Sia il nonno, Jan van Aken, che il padre, Anthonius van Aken, erano pittori e nella bottega di famiglia Bosch lavora alla pittura ad affresco, alla doratura di statue lignee e alla produzione di arredi sacri. Presto, però, diventa un pittore famoso e ricercato e nel 1488 entra a far parte della Confraternita di Nostra Signora, un gruppo di religiosi ultra-conservatori. Sono proprio questi ultimi ad annotarne la morte nel 1516.



La 'Visione dell'Aldilà' è composta da quattro pannelli realizzati a olio su tavola, forse le ali di un trittico, che raffigurano il 'Paradiso terrestre', 'l'Ascesa all'Empireo', la 'Caduta dei dannati' e 'l'Inferno'. L'opera viene collocata nel medio periodo della produzione di Bosch, intorno all'inizio del Cinquecento, per via della grande libertà di impaginazione spaziale e per i rimandi allegorici più raffinati e meno immediati. Suscita sorpresa il tunnel di luce che porta al Paradiso, visione che richiama quella raccontata da chi esce dal coma. Particolare anche la rappresentazione degli angeli, le cui ali sembrano davvero fondersi con il corpo e ricordano forse più degli insetti che degli uccelli. 



Il 'Trittico di Santa Liberata' si compone dei tre dipinti su tavola 'Sant’Antonio', 'Martirio di Santa Liberata' e 'I viandanti e il porto' ed è stato dipinto nel 1505. L'opera ha nel tempo suscitato parecchie difficoltà di interpretazione iconografica e ha portato all'opinione che la figura centrale rappresenti Liberata, una santa di cui si sa molto poco e che conobbe lo stesso supplizio di Gesù. La storia di questa donna crocifissa deve aver suscitato l'interesse di Bosch, attento ai particolari più inquietanti della storia del cristianesimo. La tavola con Sant'Antonio ha sullo sfondo una veduta di una città nordica sullo illuminata da un incendio, mentre la tentazione della carne è rappresentata da un piccolo animaletto bizzarro, individuato dagli storici in un grillo che potrebbe alludere all'omosessualità conventuale. Nel pannello di destra un monaco pellegrino si accompagna a un soldato dall’aspetto poco raccomandabile mentre alle loro spalle si svolgono piccole scene di violenza e sullo sfondo una nave mostruosa, giudicata simbolo della Chiesa, corazzata con un aculeo di scorpione e le chele di un granchio, sembra aver massacrato tutte le altre imbarcazioni.

L'ultima opera, infine, il 'Trittico degli eremiti', si compone dei tre dipinti su tavola raffiguranti 'Sant'Antonio', 'San Girolamo' e 'Sant'Egidio' e si colloca nel periodo maturo, verso il 1510, per la grande importanza del pesaggio, che dà un senso di pace, al contrario delle tentazioni dei santi eremiti, personificate in piccoli mostri e scene curiose e surreali, tratto distintivo degli ultimi dipinti del pittore. 

Il crocefisso  a cui tende il santo sta accanto a una stele in cui la Vergine ha conquistato l'unicorno, mentre Giuditta fa riporre la testa di Oloferne sul rilievo architettonico accanto. Sant'Egidio, nel pannello di destra, forse consolato della sua solitudine dalla timida apparizione di una cerva, viene trafitto da una freccia, forse scagliato dal Diavolo, il misterioso personaggio che lo osserva da una fenditura della roccia. Nella scena di Sant'Antonio, il suo desiderio ha preso la forma di un nudo femminile dall’apparenza dolce e rassicurante ma che si trova accanto a un albero secco, secondo la cabala simbolo di Lilith, l'anti-Eva. 



Queste opere facevano parte della collezione del cardinale Domenico Grimani e giunsero nelle collezioni di Palazzo Ducale dopo la morte del prelato, grazie al suo lascito testamentario alla Serenissima. Il 'Trittico di Santa Liberata' e il 'Trittico degli eremiti' passarono per un periodo a Vienna, prima nelle collezioni imperiali fra il 1838 e il 1893, poi al Kunsthistorisches Museum fino al 1919, e fecero poi ritorno a Palazzo Ducale, dove sono attualmente conservate. 

"Riunire i Bosch veneziani in un solo palazzo, e della stessa famiglia cui i dipinti appartennero - ha scritto Vittorio Sgarbi - è un'occasione unica, emozionante, e per certi versi commovente. Impresa insieme facile e rara, il cui obiettivo è mettere nella migliore evidenza il patrimonio artistico dei musei di Venezia favorendone la conoscenza e il godimento nelle condizioni migliori".



INFORMAZIONI
Titolo:
Bosch a Palazzo Grimani
Dove: Venezia - Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa, Ramo Grimani, Castello 4858
Quando: dal 19 dicembre 2010 al 20 marzo 2011
Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 19
Ingresso: intero 9 euro, ridotto 7 euro, scuole 3 euro, diritto di prevendita 1,50 euro per gruppi di minimo 15 persone, 1 euro per gruppi scuole di minimo 15 persone
Tel: 199.500.200 (dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 20.00 e sabato dalle 8.00 alle 13.00)

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