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INTERVISTA - Gozzi: "Guercino? L'enfant prodige del Barocco europeo"

Una mostra, ospitata nelle nuove sale di Palazzo Barberini, riunisce le opere del pittore emiliano provenienti da Cento e Roma. "Un percorso - spiega il critico - alla scoperta dello stile 'camaleontico' di uno dei maggiori talenti del nostro Seicento".
Tatiana Battini - 17/12/2011
Titolo: Guercino, 'Sibilla' 1619-21, olio su tela, collezione Fondazione Cassa di risparmio di Cento
Fonte: Civita
Palazzo Barberini apre le porte al Guercino, e lo fa con una grande mostra in cui sono raccolti i dipinti che caratterizzano i due momenti salienti della vita artistica del celebre pittore, la giovinezza che lo vede protagonista a Cento, in provincia di Ferrara, la piena maturità in cui è a Roma. 'Guercino 1591-1666: capolavori da Cento e da Roma', questo il titolo della mostra inaugurata 15 dicembre scorso nelle nuove sale di Palazzo Barberini dedicate alle mostre temporanee e situate al piano terra dell'edificio, aperta fino al 29 aprile 2012. "Non c'è modo migliore che celebrare i nuovi spazi espositivi di questa struttura con una mostra sul genio di Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato Guercino", ha spiegato in conferenza stampa Rossella Vodret, curatrice della mostra e direttrice della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico per il Polo museale della città di Roma.

"Assieme a Caravaggio, Reni e Carracci, il Guercino è tra i giganti assoluti del Barocco europeo - ha aggiunto Fausto Gozzi, direttore della Pinacoteca Civica di Cento e curatore dell'evento -. Questa mostra vede unite le opere provenienti da Cento, che caratterizzano la fase giovanile del pittore, e le opere provenienti da Roma, che caratterizzano la fase adulta della vita artistica del Guercino". Per saperne di più sul talento innato e originale del pittore centese, NanniMagazine.it ha parlato con il professor Gozzi che, lungo il percorso espositivo della mostra, si è spesso soffermato sui cambiamenti stilistici del Guercino:

Professor Gozzi, da dove proviene il soprannome con cui tutti conoscono il Barbieri?
"Le cronache narrano che un giorno, mentre il piccolo Giovanni Francesco Barbieri dormiva nella culla, fu svegliato di soprassalto da un forte rumore e, a causa dello spavento, sia rimasto strabico all'occhio destro. Per questo motivo, come si usa fare ancora oggi nei paesi di provincia, al giovane Giovanni Francesco fu dato il soprannome di Guercino, nomignolo con il quale è conosciuto nel mondo".

Possiamo dire che il Guercino è una sorta di enfant prodige?
"Sicuramente. Il talento del Guercino emerge già negli anni dell'adolescenza (13-14 anni), periodo in cui l'artista è attivo come frescatore di alcuni palazzi centesi. Nonostante la giovane età, anche quando si sposa a Bologna i grandi artisti dell'epoca notano subito la bravura del pittore, tanto è vero che nel 1617-18 il maestro assoluto del periodo, Ludovico Carracci, informando un suo amico sugli artisti in voga in città in quel momento, scrive: 'Qui c'è un giovine di patria di Cento che è un mostro di natura'. Quindi si è trattato sicuramente di un enfant prodige".

Quali influenze subisce il pittore centese nelle varie tappe della sua vita artistica?
"I primi anni risentono naturalmente dell'influenza dei grandi maestri bolognesi (pensiamo alla scuola dei Carracci), ma anche ferraresi e veneti, ecco perché nelle sue  opere c'è un'abbondanza di toni accesi gialli, blu, rossi e verdi (anche se il Guercino risulterà sempre originale nelle sue elaborazioni). La sua arte è verace, realistica, popolare, i colori sono vividi e tende a privilegiare l'aspetto domestico e familiare del soggetto che si trova a rappresentare, fosse anche il più sacro: nel caso di una Madonna con Bambino, ad esempio, il Guercino rappresenta la donna come fosse una comune madre che coccola il figlio. Nella seconda fase della sua vita artistica si trasferisce a Roma, sotto la protezione di Papa Gregorio XV (bolognese) e di suo nipote, il cardinal Ludovisi. Nella Città Eterna il Guercino entra in contatto con atmosfere intrise di classicismo, lo stesso classicismo che da quel momento in poi trasferirà nelle sue opere. È in questi anni romani che muta profondamente stile, passando da un realismo verace ad una pittura di concetto, più formale. Alla morte del papa, nel 1623, il Guercino tornerà a Cento e proseguirà la professione nella sua terra".

Fu molto ricercato dai committenti, e aveva fama di essere pignolo, come mai?
"Gli studiosi hanno rinvenuto un suo libro di conti, all'interno del quale il Guercino annotava ogni guadagno e ogni spesa, è interessante perché vi sono annotati anche i tempi di attesa per ogni opera su commissione, mediamente trascorreva un anno dal momento della caparra al momento del saldo, e nell'arco di quell'anno portava avanti dodici o tredici commesse alla volta. Inoltre segnava sul taccuino quanto riceveva da ciascun committente a seconda del tariffario: per una pittura a figura intera chiedeva 100 ducatoni, per un mezzo busto 50, per una testa 25, e 25 anche per dipingere eventuali puttini che ornavano una composizione. La somma delle varie figure all'interno di un dipinto caratterizzava il costo totale. Il Guercino morì 75enne e grazie al suo talento guadagnò parecchio. La sua eredità passò prima ai nipoti Benedetto e Cesare Gennari (oltre al denaro e alle opere d'arte, l'eredità comprendeva anche tre case, una a Cento, una a Bologna e una sui Colli), i quali ebbero cura del patrimonio, e poi ai figli di questi, uno dei quali sperperò l'intera eredità (a livello artistico parliamo di oltre 200 quadri e 5mila disegni)".

Guercino aveva un concetto 'umile' della religione, vuole spiegare in che senso?
"Per capire basta osservare le opere in mostra: 'Il miracolo di San Carlo Borromeo', ad esempio, rende al meglio l'idea di 'religiosità popolare' cara al Guercino. L'apparizione del Santo avviene all'interno di una casa contadina centese, l'ambiente è modesto, si vedono una mamma con bambino in braccio (grazie al miracolo il neonato riacquisterà la vista), un'altra donna accanto al focolare del camino e una bambina di spalle, l'unica ad accorgersi della presenza soprannaturale di San Carlo Borromeo. Lo stesso concetto di religiosità familiare è ne 'Lo sposalizio mistico di Santa Caterina', dove la Madonna è seduta a terra, appoggiata a un tronco, in un'atmosfera semplice. In braccio alla Madonna c'è il Bambino con in mano l'anello, e di fronte a lui c'è Santa Caterina pronta a ricevere il monile per le nozze mistiche. Da notare l'espressione di Gesù Bambino che, lungi dall'essere cosciente di quanto sta per fare, sembra un comune bimbo con in mano un oggetto di cui ignora il significato sacro, e infatti si volge verso San Carlo Borromeo, inginocchiato alla sua destra, con aria interrogativa. Ne la 'Madonna con Bambino benedicente', l'atmosfera è casalinga, il Bambino non è in braccio alla Vergine ma in piedi su un tavolo di legno e la madre gli sta insegnando a fare il gesto benedicente. Se da un lato Maria è 'canonica' perché ha il vestito rosso con sopra il mantello azzurro, dall'altro è originale perché ha la tipica acconciatura delle donne popolane del Seicento, i capelli raccolti in una treccia e un fazzoletto a coprire parzialmente la testa, come fosse un morbido turbante".

I critici individuano nella sua pittura chiari riferimenti a Caravaggio, lei è d'accordo?
"Sicuramente il Guercino subisce il fascino di Caravaggio, basta far riferimento a 'San Pietro riceve le chiavi da Cristo', in cui lo spettatore si trova in primo piano i piedi nudi del Santo, inginocchiato di fronte a Cristo. Questo modo poco ortodosso di rappresentare una scena sacra ricorda da vicino l'irriverenza tipica del Caravaggio, del quale egli subì l'influenza già prima di venire a Roma. La parte alta del dipinto, con i tendaggi violacei, risente invece dell'influenza pittorica veneta. La forza stilistica del Guercino sta nell'aver rielaborato in forma estremamente personale i tatti tipici dei grandi artisti del suo tempo. Gioca con la luce e l'ombra come fa Caravaggio senza mai giungere al suo livello di contrasto, usa tonalità chiare di colore, a ricordare lo stile dei Carracci, ma anche in questo caso se ne discosta, optando sempre per tonalità più accese. In poche parole: ammorbidisce Caravaggio e incupisce i Carracci".

A suo giudizio, qual è l'opera che meglio caratterizza il periodo giovanile del Guercino?
"Sono due: il primo è 'Erminia e Tancredi', realizzato un anno prima del trasferimento a Roma, spiccatamente teatrale, in cui la scena che si apre davanti agli occhi dello spettatore (come fosse un sipario) è altamente drammatica: Erminia si avvicina in lacrime al cospetto del suo amato Tancredi steso a terra, ferito a seguito del duello con Argante. Il chiaroscuro è forte, ma nello stesso tempo è sfumato e morbido, non risultando netto come nello stile del Caravaggio. Il cielo è cupo, carico di nubi squarciate qua e là dai lampi, e qui si sente l'influenza dei pittori veneti, basta pensare alla 'Tempesta' del Giorgione. L'altro dipinto è 'Cristo risorto appare alla Vergine', in cui rappresenta un episodio biblico mai narrato, infatti Gesù risorto non è mai apparso a sua madre. Guercino però immagina un incontro ideale tra i due, e in questo dipinto ne riporta tutta la dolcezza. Gesù appare alle spalle di Maria, lei si volta e il Guercino immortala questo momento, in cui Cristo pone una mano sulla spalla della madre, per rassicurarla, lei lo tocca sul torace per verificare che non sia un sogno e lo guarda con espressione estatica, e il figlio ricambia lo sguardo. Questa pittura 'emotiva' è tipica dello stile del pittore, che in altri ambiti ripropone lo stesso gioco di sguardi, carezze e dolcezza. Wolfgang Goethe, nel suo diario, dedicherà un'intera pagina al commento di questo dipinto". 

Alcuni studiosi ipotizzano che fosse interessato all'alchimia, secondo lei è così?
"No, sono solo fantasie. Alcuni critici credono di vedere simboli ermetici nel dipinto 'Et in Arcadia Ego', che è particolarmente misterioso, ma il significato dei simboli è schiettamente religioso. Questo dipinto è un esempio di 'memento mori': presenta due pastori dell'Arcadia che guardano senza angoscia un teschio putrescente poggiato su un muretto, sul quale è riportata la scritta 'Et in Arcadia Ego', che significa 'Anche io in Arcadia', dove il soggetto della frase è il teschio stesso, ad indicare come anche un luogo idilliaco e poetico non sfugge alla naturalezza della morte, che comunque non bisogna temere perché è naturale. Il teschio è ancora in fase di decomposizione, un topolino sta rosicchiando una mascella del cranio mentre una mosca sta mangiando poggiata sulla fronte, mentre un bruco e una lucertola (o una salamandra), si avvicinano per unirsi al banchetto". 

Qual è, a suo giudizio, la simbologia propria di questi animali?
"Bruco e lucertola hanno un chiaro significato religioso: il destino del primo è quello di divenire una leggiadra farfalla, quindi indica l'anima immortale che si stacca dal corpo privo di vita e vola verso il Cielo, mentre la lucertola, che cerca sempre la luce (questi animali adorando scaldarsi al sole), in questo caso cerca la luce divina, quella di Dio. Dato che la scena rappresentata da Guercino è ambientata poco prima dell'alba, quando è ancora buio, vediamo anche un gufo appollaiato su un ramo, dalla stessa parte del teschio. La scritta misteriosamente apposta dal Guercino è stata studiata a lungo, secondo alcuni è l'anagramma della frase 'Sono sepolto qui', ad indicare il luogo in cui sarebbe sepolto Gesù ma, personalmente, non credo affatto a questa ipotesi. Certo, la scritta è misteriosa, ma la lettura del 'memento mori' resta la più accreditata, anche perché il Guercino era molto religioso".

In che modo il Guercino cambia il suo stile, una volta giunto a Roma? 
"La Città Eterna è ricca di classicismo, il Guercino abbandona la veracità e il realismo dei suoi personaggi per abbracciare uno stile pittorico più concettuale, si distacca dal reale. Se osserviamo il dipinto giovanile intitolato 'Sibilla', vediamo che la modella che Guercino sceglie di rappresentare è formosa, tipicamente emiliana, molto naturale nell'atteggiamento, nell'abbigliamento e nello sguardo. Al termine del percorso della mostra lo spettatore si trova di fronte una seconda 'Sibilla', questa completamente diversa da quella, perché il dipinto è meno realistico e più concettuale. La donna, più raffinata e aggraziata, è in posa, i toni sono più chiari, siamo negli anni '50 del Seicento e il Guercino ha compiuto un cambiamento profondo a livello stilistico. Anche in 'Diana Cacciatrice' la dea è eterea, eppure è rifinita nei particolari, le vesti si muovono al vento, così come i lunghi capelli, il cane in primo piano è reso al dettaglio, i toni sono delicati, pastello. Infine, nel dipinto 'Saul che tenta di uccidere David', scelto per ornare la copertina del catalogo della mostra, si sente l'influsso di Guido Reni, ma quest'ultimo, soprannominato 'il Raffaello dei Seicento', era molto più concettuale del Guercino, il quale anche in questo caso mantiene una forte individualità pur accostandosi allo stile di un altro grande artista".

MATERIALE
-
Guercino: elenco delle opere in mostra (pdf)
- Guercino: 'Da Cento a Roma', di Fausto Gozzi  (pdf)
- Guercino: 'Opere di Guercino a Roma', di Rossella Vodret  (pdf)

INFORMAZIONI
Titolo
: 'Guercino (1591-1666). Capolavori da Cento e da Roma'
Quando: 16 dicembre 2011- 29 aprile 2012
Dove: Roma, Palazzo Barberini - Via delle Quattro Fontane, 13 -
Orario: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.00. Chiuso il Lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. Aperture straordinarie 26 dicembre, 2 gennaio 2012, 9 aprile 2012(Pasquetta)
Ingresso: Intero € 10.00. Ridotto €  8.00 per gruppi di oltre 15 unità; maggiori di 65 anni, apposite convenzioni. Ridotto speciale €  4.00 per scuole primarie e secondarie e minori di 18 anni. Gratuito (solo in biglietteria) per minori di 6 anni, portatori di handicap e accompagnatore, 1 accompagnatore per gruppo; 2 accompagnatori per classe, giornalisti con tesserino,  guide turistiche con patentino, dipendenti MIBAC. Integrato € 12.00 Mostra+Galleria nazionale di Arte Antica
Telefono: 06.32810
Sito web: Guercino (1591-1666). Capolavori da Cento e da Roma


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